Strolippo?
E' il nome che da piccolo
davo al tulipano.


Questo spazio è una pila di fogli
bianchi alla mia mercè.
Tutti i disegni e i testi pubblicati
sono miei, potete incollarli
dove volete purchè falsifichiate
la mia firma.




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Questo blog è nato
a febbraio del 2006,
a giugno è morto
per mano di Skeleton
ma per il potere di
Greyskull è subito risorto.

* post mortem




canta con strolippo
grammy (sito russo
per scaricare mp3
liberamente)

epitonic (legal mp3
free download)




Due chiacchere con te
mi farebbero piacere,
quindi, se ti va, scrivimi.
Proporsi perditempo.



Con te siamo a *loading* visite,
più le 1744 che son finite
in medicine alla merda che
mi ha cancellato il blog.








lunedì, 07 aprile 2008
 

MiArtPrendete gli anni sessanta, metteteli in un frullatore, aggiungete un po' di silicone, un po' di vinile, una manciata di bulloni e una telecamera. Versate poi il MiArt 2008 in una ciotola e guardate il vostro cane rifiutarlo.
Nel primo padiglione - sezione anteprima - lo sconforto sopraggiunge quasi subito. La Strolippa mi guarda con occhi di cerbiatta ferita: «Ora torno a casa, cago su una tela e poi, cospargendola circolarmente con una spatola, torno e mi vendo come erede di Manzoni.»
Il concetto è il solito ed è espresso in modo sublime nel poster giallo che mi porto a casa: Art is everywhere, even in art galleries. Ma il bello è soggettivo e l'unico giudizio che conta è quello del pubblico. Io e altri tre individui siamo una porzione di pubblico del tutto eterogenea, dal momento che abbiamo gusti diversi e veniamo da esperienze artistiche diverse; un campione del tutto credibile, e tutti e quattro della stessa opinione. Opinione confermata poi dal docente di Brera che trovi stanco morto vicino all'uscita di sicurezza: Non ci sono idee. A parte quattro o cinque autori (due italiani, ndr) a risollevarne le sorti in zona Cesarini, questo MiArt mi ha dato l'impressione di non sapere - o di sapere troppo bene - che la cosiddetta libertà d'espressione è una bufala cavalcata da chiappe furbe. Perchè si, si è detto quasi tutto ma la mia galleria la devo pur riempire e quindi il primo che mi arriva con qualcosa che mi ricorda qualcos'altro, che fu bello, lo prendo e me lo appendo in cameretta, tanto ci sono le nuove leve, ignoranti di ciò che già c'è stato. E qui ti sbagli, perchè per quanto ignori, una stanza buia con una tizia nel proiettore che si tira una ciocca di capelli e ti guarda fisso per dieci minuti fa venir voglia di riavere i soldi indietro, non pensi di aver visto qualcosa di originale, chè se non lo sai Fuori Orario va in onda da anni. Poi mi vengano a spiegare che non ho capito il concetto. L'unica cosa che capisco è che i mezzi si sono moltiplicati ma le idee, le storie da raccontare, sono rimaste indietro o non ci sono affatto.
Allora corro affannosamente a cercare anche solo un ritratto, uno qualsiasi con una tecnica qualsiasi, a raccontarmi un ricordo d'infanzia o semplicemente un momento della vita di qualcuno che potrebbe benissimo essere il mio. Ma incontro Mondrian, Boccioni e Fontana, o meglio, i loro cloni.
O si copia o si cerca di esprimere con un cerchione e un guanto di gomma la sega mentale che il nostro psicologo c'ha tirato fuori.
Meno male la scultura, che con legno e acciaio ha dato qualcosa in più. Hitler e Mao bambini infondono un'ambigua tenerezza, così come la culla di acciaio con fucili ai suoi lati a mo' di navicella, e poi ancora l'attualità in cera di una zingara accasciata a chieder l'elemosina ci riporta con i piedi per terra. Almeno sono emozioni. Poi ti lasci stupire dai cinesi, schiacciati dal regime trovano la forza di esprimere una denuncia neanche troppo celata dalle delicate decorazioni a tinte alternate delle loro opere, e pensi che forse in occidente stiamo ancora troppo bene, così liberi di farsi di materia da avere l'illusione di benessere, di felicità. E aggrappati alla materia ci applichiamo in essa, con l'educazione tecnica della scuola media, tralasciando il messaggio, dimenticandoci di quello che volevamo dire perchè lo abbiamo comprato già detto.
È l'era tecnologica, materiale. La poesia? Forse è li sotto che cerca di uscire.
strolippo | 23:18 | commenti (9)